Groenlandia. Dalla calotta polare al mare attraversando l’Artic circle trail.

Dae sa calota polare a su mare. Is 240 Km de biàgiu de Marco Marrosu totu a solu.

Marco Marrosu in Groenlàndia

Ci sono persone straordinarie, che dell’eccezionalità fanno la regola. Ha occhi azzurri da lupo di montagna. Lo sguardo fiero e fermo di chi ha esplorato e osservato il mondo da un punto di vista privilegiato e scrutato paesaggi dalle più belle vette. Ha una visione ordinata di insieme, ma del dettaglio ha fatto rigore ed è un credente osservante. Si muove senza mai lasciare nulla al caso, che quello, durante una spedizione complessa, si chiama imprevisto ed è sempre in agguato. Perché si sa, un dettaglio può fare la differenza, e una distrazione essere fatale.

Si chiama Marco Marrosu, è Naturalista e Istruttore nel Soccorso Alpino e Speleologico. Tra gli amanti della montagna ha davvero bisogno di poche presentazioni. Di padre sassarese e mamma di Macomer, classe 1972, quarantacinque candeline poche settimane fa: le uniche fiammelle che ha spento. L’amore per la roccia, invece, è un sacro fuoco che non teme di essere sepolto dalla cenere. Attratto dalle altezze e dalle sfide che la montagna propone già da bambino, inizia a costruire imbraghi improvvisati con corde in canapa insieme agli amici di sempre: esempio e maestro “Jonathan dimensione avventura”.

Insomma, con buona pace di tutti, quello che si dice un destino scritto nelle stelle. Una attitudine innata, quasi genetica, alla arrampicata. Che diventerà il curriculum di uno tra i più preparati e stimati alpinisti. Dal gruppo de “Gli Intrepidi”, adolescenti guidati dal motto audaces fortuna iuvat, alle più disparate imprese degne di menzione, tra le quali, e per citarne solo alcune, 226 nuove vie di arrampicata sportiva e classica aperte in Sardegna, passando per le attività escursionistiche nell’Italia settentrionale con i percorsi nelle Alpi Graie, Apuane, Dolomiti, Monte Cervino e la Grande Traversata dell’Isola dell’Elba. E una memorabile e rocambolesca avventura a stelle e strisce in California nel 2003, dove affronta la via di arrampicata The Nose – sulla parete di mille metri di El Capitan – insieme al compagno e amico di viaggio Lorenzo Castaldi che, per l’occasione e per complicare il tutto, rimedia una frattura alla gamba destra!

E infine, l’impresa datata agosto 2017. Groenlandia: dall’11 agosto al 1 settembre percorre 240 km a piedi, in autosufficienza, dalla calotta polare al mare, passando per ghiacciai, deserti di sabbia, fiumi, tundra, salita di vette, e la “passeggiata” di 170 km dell’Artic Circle Trail.

Saranno stati i quasi 50 gradi all’ombra in Sardegna, o il costante desiderio di superarsi a spingerlo sino a quelli che i comuni mortali percepiscono come i confini della civiltà? Tant’è. Poco importa. Tra il sogno e il bisogno di avventura, in circa 20 giorni, decide di partire per esplorare un luogo geologicamente antichissimo: “Quattro miliardi di anni, significa camminare nel passato: quando è nata la terra. Là, dove sono sbarcati tanti popoli, e dove hanno mosso i loro passi vichinghi ed eschimesi. Un sogno”. Ma anche gli incubi: “Da momento in cui ho deciso di partire, da solo, però ho iniziato a sognare tutte le notti l’orso polare che mi sbranava”.

Per compagni di viaggio una cartina, una bussola e uno zaino da 24 kg (che gli procurerà tre ernie) “come ai tempi della traversata a piedi dell’Islanda nel 1995” – ci tiene a precisare Marrosu – con dentro solo attrezzatura tecnica, cibi liofilizzati, tanta testa e nervi saldi e la solita abbondante spolverata di determinazione e preparazione! Stop. Niente cellulare satellitare né l’aiuto del GPS.

Il caso dell’Artic Circle Trail. Nel suo percorso Marco incontra, perché così ha pianificato, due soli centri abitati: il punto dal quale parte, il villaggio di Kangerlussuaq, che conta 500 anime, e quello all’arrivo Sisimut di 6mila abitanti. In Groenlandia si contano in totale 30mila persone. Uno degli obiettivi principali della traversata sono proprio i 170 km dell’Artic Circle Trail. Il motivo è presto detto: il percorso rischia di sparire per sempre perché il governo groenlandese vorrebbe trasformare il sentiero in una strada asfaltata per traghettare i turisti da una estremità all’altra.

Lei collabora dal 2015 con la Internacional Union for Conservation of Nature in qualità di consulente su progetti di ecoturismo. Durante il suo viaggio ha incontrato il tedesco Frieder Weisse, che si occupa del mantenimento dell’Artic Circle Trail, e lotta per evitare che venga asfaltato. Cosa le ha raccontato in merito?

Durante il mio viaggio ho incontrato Frieder Weisse, tedesco che vive lì e si occupa del problema dell’Artic Circle Trail. In Groenlandia si sta sviluppando ora, in maniera forte, il turismo di massa che porta ricchezza velocemente. I turisti vengono portati in giro con i quod in questo percorso molto suggestivo nella tundra.

Da qui nasce l’idea del Governo di collegare i due centri abitati, Sisimut con Kangerlussuaq, con una strada asfaltata. Sembrerà già un grosso problema questo, ma purtroppo non è l’unico. Frieder mi ha chiesto di fare dei rilievi in questo percorso, in veste di Naturalista, perché in Groenlandia esiste la grande piaga degli incendi: potrà sembrare paradossale, ma è una terra che somiglia alla Sardegna più di quanto si possa immaginare. Gli incendi camminano per moltissimi chilometri, divorando in maniera devastante la tundra e creando gravissimi danni. Ho fatto dei rilievi per documentare lo stato nel quale versa il suolo, e sino a quale profondità si è bruciato, per cercare di capire se è possibile che la tundra si possa riformare.

In base ai suoi studi e rilievi, cosa ha dedotto?

Ho fatto delle sezioni e delle misurazioni, e diverse relazioni, e ho consegnato tutto al tedesco. La Groenlandia non è certamente l’ambiente nel quale sono abituato a studiare, ma spero che i miei rilievi, le foto e le informazioni che ho fornito siano utili a chi ora ci studierà. Ho potuto però vedere delle specie che stavano nascendo, ed è possibile che siano specie pioniere che hanno radici molto profonde, che potrebbero soppiantare quelle precedenti. Non so se ci possa essere una dinamica di vegetazione che riporta a quella originaria. Altro problema sono le piogge frequenti: essendoci poco terreno, ghiacciato sotto, questo con l’acqua viene dilavato se non è protetto dalla vegetazione, e alla fine potrebbe diventare roccia.

Cosa si può fare concretamente?

Frieder parla con tutte le persone che incontra di questo problema, e manda delle lettere dalla Groenlandia e dalla Germania per cercare di fermare l’idea di questa colata di cemento. Bisogna rendere consapevoli tutti che può essere una cosa sbagliata e pericolosa, che si può fare un grande danno. E’ un sentiero di 4mila 500 anni, è un’infinità di tempo che le popolazioni del mare attraversano questo luogo. Che è dunque di passaggio storico, la storia della terra e, contemporaneamente la storia della colonizzazione di un luogo: assume così ovviamente un fascino doppio. Tutelarlo non è solo un problema dei groenlandesi, ma un dovere di e per tutti.

Di Claudia Mameli